martedì, ottobre 29, 2019

[ cono palla ]















Tornando, ieri, mi sono fermato a pranzare al mare. Un lungo pontile sull'acqua e una casetta in stile liberty poco sotto Capalbio. Mentre ordino linguine allo scoglio mi accorgo che in questi giorni non mi ha cercato nessuno. Poi guardo meglio e mi rendo conto che l'ultima telefonata è del venti di aprile, l'ultimo messaggio dice "Buon Natale" ma non so di chi è. Dunque è così che succede, smetti di andare di moda. Semplicemente, passi, come questa estate. Ecco perché da un po' misuro i miei viaggi in minuti, anziché in chilometri.

E di certe estati in effetti, sono rimaste solo le cicale e le code ai caselli, le infradito no, quelle non le ho mai portate, mi segano il dito in mezzo e poi bestemmio. Poi fanno quel rumore quando ti sbattono sul calcagno, e tutti sanno che sta arrivando uno con le infradito, e non è bello. non c'è più nemmeno il cono palla, hai presente? quello con la granella sopra, o quel gelato a forma di piede e le stuoie anche. E nemmeno tutte quelle cose che stanno in certe canzoni del Baglioni. Adesso per lo più giro da solo, scatto foto dal basso, soprattutto, che l'autostima si vede anche da come piazzi il cavalletto. Giro per queste piazze vuote e dico anche buongiorno, di tanto in tanto, anche se pare che come il cono palla, non vada più di moda. E poi le strade statali, con le insegne piegate che non sei mai sicuro di dove stai andando, almeno finché non trovi un pontile sul mare, e hai fame.

Ma comunque l'aria è improvvisamente fresca, le linguine stupefacenti, il giornale sulla sedia accanto parla di cose andate, e in fondo c'è un juke box. Premo H-12 e parte "Strada facendo" il cameriere si avvicina e mi chiede:
"Desidera altro? Tartufo affogato al caffè, oppure un gelato, lo facciamo noi, sa..." 
"Io, vorrei un cono palla..." 
e lui fa: "Arriva subito."

martedì, ottobre 22, 2019

[ senza prelavaggio ]




Faccio un paio di lavatrici a settimana, la mia lavatrice sta proprio davanti alla tazza del cesso, tanto per darvi delle coordinate sulla scena a cui state per assistere. Mentre me ne sto comodamente seduto coi gomiti piantati sulle cosce, cercando di tirar fuori qualcosa di buono da questa mattinata, mi casca l’occhio sul cestello che gira, su un vortice schiumoso di mutande, calzini spaiati e bucati sull’alluce e Kleenex dimenticati nelle tasche che fanno una strana neve ipnotica e stoppacciosa. Lo squillo dello smartphone arriva da lontano, ovattato, vedo allora la tua faccia apparire sul display e girare in mezzo ai miei panni sporchi, è una foto di un paio di anni fa, eravamo a Favignana mi pare, che poi fu una vacanza di merda perché tu volevi un figlio da chiunque e io lo volevo da te, tra l’altro. Ma comunque sto lì a fissare il tuo nome palindromo e la tua suoneria personalizzata con quel pianista che scimmiotta Michael Nyman che non sopporto, fluttuare nella schiuma del mio sapone in pasticche comprato a metà prezzo dal cinese all’angolo. Ti vedo nitidamente affogare tra le mie cose più intime e sporche, proprio tu, che sei un'igienista patologica e che i rapporti orali ti fanno schifo. Proprio tu che arrivi a fare anche venticinque squilli se non ti rispondo. Proprio tu che ieri sera volevi “Parlare” e io mezzo morto di sonno t’ho detto “Domani. Proprio tu che ora scompari nel buio di una mia maglietta blu con scritto sopra “I Love Bitonto”. E io così, con i boxer alle caviglie, stitico e solo, che assisto impotente alla fine annacquata del nostro amore e del mio telefonino da trecento euro che ho dimenticato nei miei jeans del cazzo.

mercoledì, ottobre 16, 2019

[ stronzio a mezzanotte, e poco altro ]


Rientro a notte fonda. l’idea era di farmi una doccia e scivolare nel letto fresco e pulito come un pupo. Mi spoglio entro nella doccia, giro la leva dell’acqua e non esce niente, tranne uno strano rutto rugginoso dal profondo del tubo digerente del mio palazzo. Me ne sto lì, nudo come un verme a fissare i miei piedi nel piatto di ceramica asciutto come non mai. Bestemmio, mi rivesto, e mi ricordo di Tremal Naik, il bengalese che ha il negozio di frutta e verdura aperto tutta la notte. Quando passo la porta a vetri se ne sta a braccia conserte a guardare temptation Island su un piccolo televisore poggiato su una sedia dietro al bancone. Ride come un pazzo e grida a qualcuno dall’altra parte dello schermo:

"Colione! Cornuto!" E si sganascia fino a perdere il fiato. Quasi dispiaciuto dal doverlo distrarre da una cosa tanto divertente dopo un colpetto di tosse, dico: “Salve. Mi scusi se la interrompo, ma mi servirebbe urgentemente dell’acqua.” Lui non smette di guardare il televisore, e quasi ipnotizzato mi fa:

“Quanta?”

“Sei casse direi.”

“Ma sono trentasei bottilie seniò!”

“Lo so, ma sono rimasto senz’acqua, mi ci devo anche lavare.” Tremal naik scoppia in una risata stridula e dice:

“Ottanta euro seniò.”

“Come ottanta, ma che te sei impazzito?”

“No, speculo sulle risorse, sono solo affari, niente di personale. Stasera è già il terzo del suo palazzo che viene a prendere casse d’acqua. Quindi mi è rimasta solo quella frizzante, e comunque c’è chi sta peggio, questo qui per esempio – Mi dice girando il televisore verso di me – Per un po’ di visibilità è disposto a prendersi le corna in mondovisione. Quindi, Prendere o lasciare seniò.”

“E questo cosa vorrebbe dire?”

“Che un paese senza valori, non sa il valore, che il valore di una determinata cosa nasce soprattutto dalla necessità e dalla richiesta. Sono leggi di mercato, ce le avete insegnate voi, quindi, stasera diamo valore a qualcosa di cui ha un disperato bisogno, sei casse fanno ottanta euro seniò. Che fa’, lascia o prende?”

“Prendo, prendo, però che cazzo.”

Tremal naik riscoppia a ridere e aggiunge: "Per altri 5 euro gliele porto su, seniò."

Mi lavo con la Ferrarelle da due giorni, il bagnoschiuma con l’acqua frizzante ha il suo perché diciamolo, apre i pori, massaggia la pelle e mi da quel senso di frizzantezza che manca alla mia vita da un bel po’. Il colonialismo di ritorno di Tremal Naik mi ha insegnato che per avere una pelle vellutata e liscia il prezzo può essere molto alto, che trovare qualcuno aperto a mezzanotte non è necessariamente una fortuna e soprattutto che non tutti quelli che guardano “temptation Island” sono dei coglioni. Io vi ho avvisati.

venerdì, ottobre 11, 2019

[ la chiamata ]










Maria Rosaria Scarchilli era arrivata a quel punto della vita in cui una bella mattina ti alzi e ti accorgi che fondamentalmente non t'è ancora successo un cazzo, né di bello né di brutto. Aveva visto tutti gli altri andare avanti in un modo o nell'altro, come Paola, la sua amica del liceo che subito dopo l'università si era sposata con Riccardo, un autista dell'Atac con il fiato come una discarica ma che l'amava tantissimo e con cui aveva sfornato una vagonata di ragazzini uno più grasso dell'altro con cui occupava le sue giornate fino a sfinirsi, crollando direttamente con la testa sul tavolo della cucina, subito dopo cena. Maria Rosaria invece niente, aveva avuto una storiella qualche anno prima, ma era finita dopo qualche mese senza lasciare traccia, che a lei tutti quei baci umidicci e abrasivi e quelle mani infilate dappertutto non è che la facessero proprio impazzire. Dopodiché niente di niente, manco un autista, un tranviere o un becchino, niente. Non che fosse brutta o poco interessante. Amava le buone letture, il cinema, aveva anche un discreto senso dell'umorismo, il fatto è che per il resto del mondo pareva semplicemente trasparente come una medusa al sole di agosto. Poi, alla soglia dei trenta, improvvisamente, in uno di quei giorni in cui le domande che gli saltavano fuori dalle tasca erano di gran lunga più numerose delle risposte, le parve di sentire una presenza al suo fianco. Ma quando si voltò, non vide nessuno, e difficilmente avrebbe potuto essere altrimenti visto che se ne stava comodamente seduta sulla tazza del suo bagno. Ma la sera, a casa, durante la cena a sua madre lo disse chiaramente:


- Mamma, oggi ho sentito la sua presenza al mio fianco.

- La presenza di chi?

- Ora non ne sono ancora sicura, ma io credo che fosse Dio.

- E perché dovrebbe camminare al tuo fianco?

- Forse vuole dirmi qualcosa, Don Marcello una volta mi disse che quando decise di farsi prete aveva sentito chiaramente la presenza di Dio che camminava al suo fianco.

- Ma se volesse dirti qualcosa non potrebbe apparirti in sogno come fa con tutti gli altri, magari dandoti i numeri della prossima vincita al lotto come fece con tua nonna Fernanda, o magari farti direttamente una telefonata?

E in effetti si disse che se come spesso aveva inteso dire da più parti, questa cosa della fede veniva detta "La chiamata" un motivo doveva pur esserci. E così decise di piazzarsi vicino alla cornetta nei giorni a seguire, muovendosi pochissimo da casa, che hai visto mai all'altissimo fosse venuta voglia di fargli un'interurbana, farsi trovare presenti sarebbe stato meglio. 
Ora capitò che per un paio di settimane non la chiamò nessuno, e malgrado continuasse a sentire quella presenza incorporea e nebbiosa al suo fianco, il telefono per contro, pareva morto al punto che ogni tanto alzava la cornetta per sentire se ci fosse ancora la linea o meno.
Suo padre vedendola attaccata all'apparecchio per intere giornate ogni tanto la guardava e le diceva con la consueta leggerezza, scuotendo la testa:
- Mariarosà, ma che cazzo stai a fa’ tutto er giorno attaccata a quer coso? Ma non c'hai altro da fa'? Tanto s'è capito che nun te chiama nessuno.
Tutto questo però, finché una sera durante un temporale che aveva devastato Roma in lungo e in largo facendo saltare la luce in interi quartieri e allagando sottopassi e garage, a suo zio Remo non si fermò la Fiat 1100 grigio topo sulla Via Trionfale con onde d'acqua che arrivavano a metà sportello, facendogli venire in mente di chiamare suo fratello da una cabina del telefono per farsi venire a prendere. Maria Rosaria che stava a venti centimetri dalla cornetta da ore, rispose di scatto con la voce che tremava ma piena di devota speranza:
- P..Pronto?

- (bzz) ..ronto!?

- Chi parla?

- Sono (bzz) ...io

- Come dice scusi??

- Maria Rosaria Sono (bzz) ...io, Dio santo, mi senti!?

- Dio?!?! Parlo con Dio?!?

- Mariaro..(bzzz) sono...(bzzz)... io! qui c'è il giudizio universale!!

- O santo cielo, aspettavo la sua chiamata ma non pensavo certo per questo! Signore, come posso esservi utile? Un'umile serva come me per costruire un'arca forse? Chiamo a raccolta gli animali? Mi dica come posso servirla e io lo farò. - Disse facendosi il segno della croce.
- ...osaria, che ...zzo dici? ...ovete venire a prendermi!! ....vvisa tuo padre!!..... ia...trionfale.
- Prenderti? Certo che ti prendo, anzi, io ti accolgo! E mi inginocchio davanti a te rispondendo beata alla tua chiamata trionfale! Grazie signore mio per avermi scelto tra tante. Grazie Dio!! - Riattaccò piangendo di gioia.

Insomma, andò che Zio Remo fu trovato, naufrago alla deriva dalle parti di Pineta Sacchetti dove per quasi due settimane si era nutrito di soli pinoli e foglie di oleandro. Maria Rosaria invece, il giorno dopo fece le valigie, baciò il padre e la madre che la guardavano senza proferire verbo, e se ne andò a bussare alla porta delle suore Brigidine a piazza Farnese. Quando sorella Concetta vide Maria Rosaria sulla porta con la valigia in mano chiese sorridendo:
- Cosa cerchi figliola?

- Ho ricevuto la chiamata.

- Allora sei nel posto giusto, anche per me è stato così. - Disse aprendo la porta per farla entrare.

- Non si sentiva benissimo, ma sono più che certa che fosse lui.

- Oh, succede sempre così, è un emozione talmente grande che non credi alle tue orecchie. Pensa che la prima volta che ho sentito la voce di dio mi pareva precisa sputata a quella di mio zio Bernardo. - Disse richiudendo la porta alle loro spalle.