martedì, novembre 21, 2017

[boomstick award 2017!!]
















Dunque, malgrado ormai i BLOG (ve li ricordate?) siano diventati per lo più cattedrali nel deserto post - deflagrazione atomica da social, ho ricevuto dalle mani e dalla penna affilatissima della nostra Kara Lafayette codesto ambitissimo premio che nel mondo bloggico, internettico e @-socialitico ha il suo bel peso e comunque a noi, che al massimo abbiamo vinto un prosciutto alla sagra dello gnocco ripieno di Barazzano sull'Adda,  una soddisfazione cicciotta e orgogliona. Per chi non lo conoscesse ancora, il boomstick award è opera di questo signore qui: https://www.bookandnegative.com/

Se non le conoscete ancora e perché voi vincitori possiate a vostra volta assegnare il premio ai vostri sette blogger cazzuti, è necessario che rispettiate queste 4 semplici regole:

1 – i premiati sono 7. Non uno di più, non uno di meno. Non sono previste menzioni d’onore


2 – i post con cui viene presentato il premio non devono contenere giustificazioni di sorta da parte del premiante riservate agli esclusi a mo’ di consolazione


3 –
i premi vanno motivati. Non occorre una tesi di laurea. È sufficiente addurre un pretesto, o più di uno, se ne avete


4 –
è vietato riscrivere le regole. Dovete limitarvi a copiarle, così come io le ho concepite.

Ecco quindi i miei premiati per il boomstick 2017 con annesse motivazioni. Per il compenso, ovviamente, ci metteremo d'accordo in privato:

[el miedo escénico]
http://caterpillar.iobloggo.com/
Perché e.l.e.n.a è una mente sopraffina, raffinata e di una profondità che portarvi le bombole appresso sarà a malapena sufficiente. Leggetela rammentando che il suo non è un luogo dove si entra tanto per. E poi sa scrivere anche di calcio, non so se mi spiego.

[Panta rei]  
http://albafucens.blogspot.it/
Perché Albafucens è sensibile ed estrosa almeno quanto è pigra e modesta, se solo si convincesse un poco delle sue capacità, ne guadagneremmo tutti assai, quindi andate a leggerla, che magari si convince davvero.

[stillpoint]
http://hyperstill.blogspot.it/
Perché sa guardare le cose senza distacco. Ci entra dentro e le possiede come solo i grandi viaggiatori di periferia sanno fare. Il racconto arriva dopo, mangiato, metabolizzato e leggerlo è la nostra fortuna.

[Certe piccole manie]
https://certepiccolemanie.wordpress.com/
Ironica e puntuta come un temperino. La leggo da dieci anni e appena finito penso sempre di doverle pagare la parcella. Flounder ti rivolta come un calzino con una scrittura piacevolissima al servizio di una intelligenza che non ha eguali tra le genti che conosco e che non conosco, soprattutto.

[confessioni di un perdente nato]
https://aitanblog.wordpress.com/
Aitan, perché anche lui è un superstite di questo tempo, non arreso e affatto sconfitto dal social prêt-à-porter, perché riflessioni ed esperienze vanno fatte e raccontate sempre, con un pizzico di attenzione in più, come un buon caffé e magari in versi, come lui sa fare.

[strepitio]
https://strepitio.wordpress.com/
Perché è una delle più brave poetesse italiane, geniale e con un talento che è difficile raccontare e contenere in poche righe. Con le parole si possono fare molte cose, a lei riescono sicuramente quelle più belle, approfittatene.

[abbiamo passato l'estate da tiffany] http://micacotiche.blogspot.it/
Perché Amanda scrive (anche) racconti e io adoro i racconti. Perché li scrive proprio bene e perché i suoi sono particolarmente belli e meriterebbero altri e più ampi spazi. Ma non dispero, e voi, andate a leggerla che vi fa bene alla salute, su.

martedì, novembre 14, 2017

[ abandoned rooms ]













Mi manchi a volte, in un modo che non so dirti. Ho cercato di trattenere, di te, tutto quello che amavo, l'ho fatto con un setaccio fino, dedizione e costanza, in ogni singolo giorno a disposizione, ma è come per i fiori secchi sai, il profumo svanisce e rimane un indistinto sentore di te, un'ombra diafana che si aggira per le pagine, nei petali in cenere. Non sei dove dovresti essere, mio malgrado. Allora devo cercare un ricordo buono per la semina, un santino coi tuoi occhi senza giudizio, un segnalibro con una dedica stinta. Di noi, di te, resta la voce invece, una sordina da jazz nelle mie stanze, in quelle notti con gli occhi al soffitto e le tue piccole golose bestemmie bisbigliate sul mio petto, un attimo prima dell'alba.

venerdì, novembre 03, 2017

[ un'estate ]










-Devi andare dalla signora Carrisi, i tuoi pantaloni sono pronti.

La signora Carrisi faceva gli orli ai pantaloni, io odiavo gli orli ai pantaloni. Ma come ogni estate, non appena mettevo piede a Rocca San Severo scendendo dalla corriera, mio padre, subito dopo avermi detto "Tua madre non ti fa mangiare a te" mi rivestiva di tutto punto comprandomi un paio di jeans nuovi, delle camice a quadri e dei mocassini che mi obbligava ad infilarmi ai piedi al posto delle scarpe da ginnastica, che non facevano male all'arco plantare ed erano scarpe da ometto, diceva. 

I jeans erano sempre troppo lunghi comunque, allora la signora Carrisi mi prendeva le misure con pazienza e mestiere, io stavo con lo sguardo in basso a vederla puntare spilli nella stoffa, uno lo teneva sempre tra le labbra. Quando si alzava, le ginocchia facevano uno strano rumore, allora mi arruffava i capelli e diceva: "Brutta roba la vecchiaia. Fatto..."

La signora Carrisi aveva una figlia bellissima, si chiamava Sonia. Sonia aveva 14 anni, io quell'anno ne avevo appena nove, un abisso. Quando mi incontrava in giro per il paese con mio padre, mi faceva dei gran sorrisi e mi chiedeva se la volevo sposare. E io ci credevo. E dicevo "Si". Di Sonia dicevano cose terribili in paese. Sonia fumava, beveva e scopava. Cose che nessuno ti perdona, soprattutto chi non può più farlo, o non ha mai potuto ma in fondo vorrebbe, figurarsi se sei una donna. Negli anni ho compreso che niente rende gli uomini più cattivi del confronto con chi ha avuto il coraggio di fare cose che noi, per paura, abbiamo finto di non desiderare. Ma questa è un'altra storia.

Insomma, quel giorno, nel bel mezzo di un piatto di fiori di zucca squilla il telefono, mia nonna dopo aver fatto si con la testa due o tre volte saluta e attacca.
-Devi andare dalla signora Carrisi, i pantaloni sono pronti.

Al citofono aprirono senza rispondere, salii le due rampe di scale che odoravano ancora di muffa e pasta al forno. La porta era aperta, c'era solo una tenda di stoffa colorata che sventolava appena. In sottofondo una televisione accesa. La voce di Sonia, da una stanza in fondo al corridoio disse: 

-Vieni, sono qui, i pantaloni sono pronti.

Sonia stava sdraiata su un divano arancione in mezzo a buffi pupazzi di stoffa, un coniglo consumato cun un bottone al posto di un occhio e una cosa che avrebbe dovuto essere una gatta. Dietro la testa c'erano un poster di Miguel Bosè con dei cuori fatti a penna biro sopra e la copertina di un 33 giri di Baglioni attaccata con delle puntine da disegno. Sonia aveva solo le mutandine e una camicia bianca sbottonata, con una mano teneva un telecomando con cui cambiava canale senza guardare lo schermo.

- Quando sei arrivato?

-L'altroieri.

-Ti sei fatto grande, sei sempre più bello. Ce l'hai la fidanzata a Roma?

-No, cioè si...

-E lei lo sa?

- Si, cioè no...

Ride, si raccoglie i capelli dietro la nuca infilandoci una matita. Gioca con la camicia, anzi no, gioca e basta. Gioca con me, credo. La cosa che dovrebbe essere un gatto miagola e prende al volo una farfalla in una chiazza di luce, soccchiude gli occhi e volta la testa. L'aria calda soffia sulla tendina, fuori ci sono solo i corvi nelle torri e le lucertole che cambiano pelle nascoste nei buchi del tufo.

-E come si chiama questa fidanzatina che non lo sa?

-Stefania.

-Ed è carina Stefania che non lo sa?

-Si... molto.

-E com'è?

-Bionda, con gli occhi scuri.

-È Bella, come me?

-No.

-Di più?

-No.

-Bugiardo.

Continua a cambiare canale senza togliermi gli occhi di dosso, sorride, ma non è lo stesso sorriso che fa quando mi incontra con mio padre. Poi, tira su la camicia e guarda in basso. Sento il rumore della stoffa. Dalla televisione Alan Sorrenti canta " Non so che darei" con una voce improbabile.

-La vuoi vedere? 

-Scommetto che Stefania "che non lo sa" questa non te la fa vedere.

Ho la febbre. Ho i jeans in mano e sento la febbre, si. Il gatto ingoia la farfalla facendo strani scatti con la testa, Sonia tira su la camicia e allarga le gambe seduta sul suo divano arancione, gli animali di pezza cominciano a ridere, Miguel Bosè scuote la testa facendo cadere una manciata di cuori a biro. 

Tra le mie gambe che tremano succede qualcosa e un attimo dopo sono per le scale e corro, scappo con i miei pochi anni e con i miei pantaloni troppo corti in mano saltando i gradini con le mie scarpe da ometto ai piedi finché la luce fuori dal portone mi acceca in un getto di aria calda e cicale.

A cena non dissi una parola, tutti pensarono che non mi sentissi bene, ero paonazzo , scottavo e mi toccò di bere una sbobba effervescente e amara. Di quella notte ricordo l'aria ferma e l'immagine ossessiva di Sonia che mi fissa mentre allarga le gambe. Una parte di me, di quello che sono oggi forse arriva da quel pomeriggio d'agosto, da quella provocazione, dalla consapevolezza di un potere e di una bellezza sfacciata, da uno scherzo con le gambe aperte. La mia vita con le donne è cominciata così, scappando. E credo di non essermi mai fermato.

mercoledì, ottobre 04, 2017

[ il feng shui dell'ammore ]

















Io mi innamoro prima del corpo. Come tutti d'altronde. L'anima arriva sempre un quarto d'ora dopo, trafelata, con le valige in mano, non chiede scusa e nemmeno permesso, si fa spazio tra le costole, svuota i cassetti dei ricordi spaiati, si affaccia dalla mia pancia e mi chiede se ho l'esposizione a sud, che per la sua cervicale sarebbe una mano santa. Poi sale su per la gola, mi spezza il respiro, mi ruba gli sguardi senza restituirne manco mezzo e dopo, non contenta, si piazza su in alto, in mezzo ai pensieri, tra le tempie e le nuvole ricce, subito dietro le ciglia per intenderci. Con una bussola in tasca quindi, al prossimo sguardo, potrete sempre voltarvi verso nord sapendo bene che la libertà è un posto umido con il muschio alla base degli alberi e un'alba indecisa che dura anche mesi, se vuole. Ma tutto questo ovviamente, solo nel caso in cui vi piacciano i lunghi risvegli, va da sé.

lunedì, settembre 11, 2017

[volevo essere le tue gambe]

Un noir scritto di domenica pomeriggio.

Ti cade il gelato dagli angoli della bocca, lo raccolgo con un cucchiaino e te lo ricaccio dentro. Hai le braccia lungo i fianchi e la testa inclinata su una spalla, gli occhi fissano un punto lontano, l'ultima immagine sulla tua retina è una conchiglia bellissima. La signorina alla cassa mi guarda con tenerezza, allora ti pettino guardandoti con gli occhi dei cani e la stronza va in brodo di giuggiole dentro la sua divisa rossa macchiata di lampone e cioccolata. Pago, spingo la tua sedia a rotelle fino alla porta a vetri.                                        
-Credevo ti piacesse il gelato, cazzo.                                                                                    
Quando usciamo dal centro commerciale è quasi aprile, ti alzo il bavero del giaccone. 
-Non prendere freddo, amore.
Alla pompa di benzina metto 20 euro, tutto quello che mi rimane in tasca. Ho speso il resto al ristorante, tu non hai toccato cibo e non sai che pena si prova a chiedere davanti a un piatto di mazzancolle fredde e ad una sedia a rotelle in fibra di carbonio “Non mi ami più?”. Avrei voluto una risposta qualsiasi. Chi tace acconsente. Ti accendo una sigaretta mentre torniamo a Roma. Quando arriviamo sotto casa, dormi, o forse fai finta, ti tolgo la cintura di sicurezza e soffio via la cenere dal tuo maglione.

Mentre ti allargo le gambe immobili Hai lo sguardo al soffitto, ti abbasso gli slip, ti frugo come un ladro. “Ti piace?” non rispondi, mi slaccio i pantaloni. Sei asciutta e mi fa male, me ne frego, e continuo a sbattere. Tu guardi oltre le mie spalle, come sempre, mentre la mia saliva scivola sul tuo collo, dietro l’orecchio, sulle tue guance. Un attimo prima di venire ti guardo negli occhi e dico qualcosa che ora non ricordo. In bagno ti aiuto a lavarti, l’acqua è fredda e tu non fiati, appoggio la mia fronte alla tua tempia, cerco una complicità che non vuoi, ti cade la testa sull’altra spalla. Piango.

Sei dall’altra parte del divano, a due, forse trecento metri da me. Hai i riflessi azzurri della televisione sulla faccia, qualcuno canta. Alle tre meno un quarto mi sveglio di soprassalto, con un fischio alle orecchie. Alzo la cornetta e faccio un numero a caso.

-Pronto?...

Quando bussano alla porta, dallo spioncino vedo solo un occhio cerchiato e il ficus sul pianerottolo. Apro. 
-Lei è il signor D’anza?

-si? 

-Sono il commissario Caponegro, ci ha chiamato lei un ora fa...

-Ah, si, entrate, solo il tempo di vestirmi.

Aveva scelto i sassi piatti e lisci con cura in mezzo alla sabbia e alle ossa bianche dei dinosauri .C'erano alghe scure come capelli incastrati nello scarico. Poi li aveva fatti saltare come ragni d'acqua, fino all'orizzonte. "...è facile, guarda" e aveva tenuto il baricentro basso, davanti alla noia della ragazza seduta su una coperta a quadri. 
-Allora? 
Lo disse piano scansando un guscio di granchio con la punta di una scarpa. 
- Allora cosa? È finita.
Mentre stringeva la sciarpa intorno al suo collo tenendola ferma con un ginocchio, si guardò intorno, in mezzo ai ciottoli un triciclo senza una ruota e un preservativo nella risacca come una medusa. Finché non smise di respirare. A lei uscirono un po’ di lacrime e non era tanto il dispiacere per l'addio, ma il sale nella bocca, si, e pure un poco per il freddo. Dopo le aggiustò la giacca e la mise seduta. Le tolse le scarpe, sistemandole bene i piedi, uno vicino all’altro. Tolse il blocco alle ruote e riprese a spingere la sedia a rotelle 
-Andiamo a fare una passeggiata L'aria di mare ti farà bene, vedrai. 
Poi si diressero verso il centro commerciale.

giovedì, agosto 24, 2017

[senza ritegno / boogie]









T'amo come si amano i pizzoccheri e le cosce delle monache sappilo, t'amo si, t'amo col tuo nervo vago e col ginocchio valgo, t'amo come si ama lo gnocco fritto e la gnocca calda che c'hai solo di giovedì. T'amo perché sei tutta un culatello, principessa sul mio pisello, profumata come una pagnotta, un poco mignotta e allora ti sbuffo e baruffo, mi sazio e m'incazzo, mi mordo le mani e ti chiedo se m'ami e te, mi rispondi che tr'ami. È tutta qui la questione, che te, mi blocchi la digestione. Ma t'amo stronzetta e anzi no, ti amaro e ti amarerò per sempre.

martedì, luglio 18, 2017

[stanza 23]












La vita non sa niente di noi. E cosa vuoi che importi a chi comanda le maree, a chi doma le stagioni e gli elementi, dei nostri bisbigli e del tintinnio della tua bigiotteria mentre rovesci gli occhi al soffitto, dei baci, dei nostri sguardi clandestini nelle pensioni da poco. Il mondo non sa niente di noi, del tuo rossetto sul bicchiere, della bibbia nel cassetto, del tuo culo bianco tra le lenzuola annodate per l'ennesima fuga all'alba. Cosa vuoi che importi di noi al tizio che attraversa la strada, all'orologio fermo all'angolo, al libro con le pagine sottolineate della ragazza sull'autobus. Niente. Ecco, l'amore è cosa da niente sai e Il tempo è così poco, piccola, che perderne altro a spiegarcelo, mi sembra l'ultima nostra bestemmia.