sabato, dicembre 13, 2008

salmo (salar)



la mia vita, o quella che pareva fino a dodici anni dover essere una vita, è tutta protesa in uno sforzo di reni e di vimini intrecciati alle costole, ad attirare la tua attenzione, all'acquisto della tua fiducia, alla saliva dolciastra della tua ammirazione. Ti lascio sulla schiena le squame come centesimi di resto, tintinno e tentenno come un esca da poco nell'ultimo colpo di mulinello, danzando nelle anche al richiamo per anatre in calore. Il mio incedere tra le rapide è tutto una frase ad effetto, un prontuario di cazzate da riporto e con il riporto. E amerai di me quello che non sono, la farsa falsa, il luccichio delle branchie nell'unica presa di fiato tra una bestemmia e l'altra del primo incontro, un ricciolo d'acqua pazza nel colpo di coda con cui chiudi la porta davanti al mio cazzo di fiori. Proprio te, che in uno schizzo d'acqua minerale, m'ami e mi slami. Pesca sportiva, dicono al bar. Poi, dopo aver bagnato le uova in una tua ansa d'ansia di un mercoledì, crepo sfinito in mezzo alle alghe arancioni e ai sassi di muschio e caviale. Tu tiri lo sciacquone e io torno finalmente al mare, o in una surgeloteca di corso Buenos Aires.

21 Comments:

Anonymous blualessandro said...

Psichedelico con un finale da angoscia.. : )))

Clap, clap, clap!!!


Alessandro

10:18 AM  
Anonymous e.l.e.n.a. said...

chi non ama di qualcuno, (anche) quello che non è?

10:37 AM  
Blogger hobbs said...

blualessandro: ma in fondo è un lieto fine, con tutta quella fatica...

11:04 AM  
Blogger hobbs said...

elena: direi soprattutto. negli anni mi sono fatto convinto di un paio di cosucce. La prima è che esiste il gioco delle parti, a cui nostro malgrado, a fasi alterne, dobbiamo prestarci temo quasi esclusivamente per leggi naturali regolate e dominate dalla salvaguardia della specie, e che quindi a seconda delle fasi lunari, manda a puttane quanto ci siamo faticosamente costruiti attorno per stare in piedi. la seconda invece, riguarda la percezione che noi abbiamo degli altri, e quindi per una curiosa legge empatica, quella che gli altri cercano di rimandarci in un bizzarro ibrido in cui si annodano, il bisogno di essere riconosciuti, e quindi l'accettazione della nostra visione da parte di terzi, e quello spicchio di coscienza rimasto che ci grida in un angolo invariabilmente incastrato tra il colon e l'aorta cosa (o nei casi più fortunati) chi realmente siamo. Ora, si crea una curiosa biforcazione: accontentarsi dell'identità che ci viene data, perché comunque ci connota e ci risparmia l'immane fatica di costruircene una nostra, oppure continuare in questo devastante e dilaniante ballo del trescone in cui cerchiamo di farci entrare una giacca cucita per un altro. Ecco, in questa ansa qui, ci ficco questo pezzullo che ho scritto un po' di tempo fa, perché esiste una categoria di persone, diffusissima per altro (credo seconda solo a quella dei recriminatori ndr.) che dell'altro si fa un idea assolutamente propria, coccolata, immaginata, desiderata, digerita, e aggiungo di tanto in tanto anche defecata. questo fenomeno bizzarro come i bradisismi, si genera attraverso la miscela della sovrapposizione tra il ruolo pubblico e quello privato per esempio, o l'inevitabile ambiguità generata da una professione e dalla sua (possibile) influenza sulla nostra persona, da ataviche predisposizioni di genere, ma soprattutto, dalle aspettative e dal devastante gioco delle loro proiezioni. Ma, e vengo al dunque, se Picasso era uno stronzo psicopatico e Mozart un verboso scoreggione, e lo stesso Hitler dipingeva deliziosi acquarelli, allora è provato che "quello che facciamo, non è quello che siamo" nemmeno nelle sue forme più alte. Questa frase, me lo sono fatta incidere poco sopra il pube un paio di anni fa. Il Che mi porta a due considerazioni distinte, amica mia, la prima è che io mi accoppio una volta l'anno come i koala, e la seconda è che in Italia non legge più nessuno.

p.s
su temi affini, in maniera assolutamente più profonda e toccante (come solo lei può e sa) ha scritto flounder in un pezzo da brividi nel suo ultimo post.

11:41 AM  
Anonymous rita said...

La prima cosa che mi viene in mente, forte, è che è un post molto "uomo". E intendo maschile. las cio questa prima impressione a caldo, perchè mi ha colpito molto. Molto.

3:53 PM  
Anonymous e.l.e.n.a. said...

e da te più che un tratto, mi son meritata un trattato.
quello che facciamo è anche quello che siamo. non solo. non sempre. il fatto è che noi incontriamo una miriade di similitudini e di antitesi ed è la somma o la differenza di queste che dà la percezione di una persona. non mi risulta che hitler mangiasse i bambini ma il fatto che ci sia comunanza fra me e lui nel non essere cannibali non me lo rende meno odioso. è una cosa matematica, formule che si scompongono e funzioni che possono essere semplici operazioni aritmetiche o faticosissime esponenziali o a variabile complessa. talvolta consapevoli talvolta no. talvolta è il caso. o il caos a decidere.
le digressioni flounderesche mi inquietano un po’. le ammiro e la ammiro ma mi domando come e perché le elabori. ma soprattutto come. riconosco che è fuori della mia portata. la razionalità mi ha sempre spaventato perché, tendenzialmente, se tu sei koala io sono struzzo. e le mie parti che so che non mi piacciono tendo a nascondermele. come quelle vecchie dive che si coprono gli specchi con i drappi per non vedere le rughe, le trasformazioni del tempo e così s’arrendono alla perduta riconoscibilità, semplicemente schivandola.

[e non fare di tutta l’erba un fascio che se non ho letto è solo perché non possiedo ancora quel libro]
ecco.

che poi, di questo racconto io avrei voluto dire altro. ma non so dire altro. se non che mi piace, perché mi piace.
ecco.

10:52 AM  
Anonymous Anonimo said...

devo leggermi per bene il commento-post di risposta a elena.
intanto vado a cercarti in corso buenos aires. :D
freesia

5:50 PM  
Blogger hobbs said...

elena: ma non era mica una polemica sai, era una postilla... :) *

buon natale.

freesia: mi ha comprato una signora dei parioli, che tristezza...

11:30 AM  
Blogger hobbs said...

rita: potrebbe apparire anche un tantino misognino (come per altro sono...) ma hai ragione credo, e fermiamoci a "uomo" che mi pare anche molto di più che "maschio" e più appropriato, e più bello. e buon natale anche a te... bacio.

11:33 AM  
Anonymous e.l.e.n.a. said...

e buon natale sia!
:*

3:11 PM  
Anonymous rita said...

Un augurio caldo come l'estate, dentro questo inverno.

8:46 PM  
Blogger Lila said...

..chissà se ho capito davvero...
chissà che non ci resti aperta la possibilità di essere quello che siamo, senza cercare di infilarci giacche cucite male, o di coprire specchi che rimandano un'immagine che non riconosciamo.
Essere se stessi, senza disconoscere quello che esce in ciò che facciamo, perchè anche quello è ciò che simao.
Hitler dipingeva acquerelli? Hobbs scrive delle cose pazzesche. Ma lui come è?
è queste cose che scrive? la sofferenza di queste figure quasi da incubo, delineate con una grazia da miniaturista, commoventi fino allo spasmo?

auguri, comunque sia. E grazie. Si legge sempre con piacere sublime

6:06 PM  
Blogger hobbs said...

rita: anche a te, sperando che smetta di piovere, qui sembra atlantide.

lila: sperare, è un vuoto a perdere. basta esserne consapevoli...

grazie per le buone parole, il bel commento, e buone feste.

2:09 PM  
Anonymous Anonimo said...

salmone...salma...salmone...
con in mezzo guizzi di vita e di incontri di attimi fugaci...e fantasia da vendere signor hobbs...;)
un abbraccio

Alpan

4:10 PM  
Anonymous Anonimo said...

perchè no?
siamo quello che facciamo, e ogni giorno lo diventiamo di più. Se Hitler dipingeva acquerelli nel tempo libero, per lo più sterminava ebrei e questo resta il suo tratto saliente. Piuttosto l'illusione è di poter essere come noi ci immaginiamo, chiusi nella nostra cameretta, come siamo stati "quella volta". "Quella volta" Hitler ha regalato un mazzetto di rose a Eva Braun, e si è pure creduto un galantuomo. Nondimeno, l'eccezione conferma la regola: Hitler è una merda con o senza acquerelli, ma non toccarmi Mozart, per carità.

va bè, oggi rinuncio alla graforrea, vedo doppio per via dell'intervento alla vista e non ce la faccio più a fissare "i due schermi".
Il tuo ultimo post è sempre il mio preferito.

Smack

G.

12:06 PM  
Blogger hobbs said...

alpan: o svenduta? :)

gianni: lo devo ancora scrivere, spero. Poi subito dopo smetto...

12:27 PM  
Anonymous Silvia said...

Non so se mi è piaciuto di più il pezzo che hai scritto o il commento a elena, che condivido in toto. Anzi no, che a me Mozart e Picasso piacciono assaissimo.
Hitler lasciamo perdere.

Scrivi divinamente, ma soprattutto dici cose mai banali.
Ti auguro un 2009 straordinario e mi auguro di leggerti sempre così.Fino alla fine del mondo.
Silvia

11:39 PM  
Anonymous Anonimo said...

Brinda la supercàzzora come se foss'annonòvo!

Un carissimo augurio di buon 2009. ciao Alessandro, sempre magno.

4:19 PM  
Anonymous Anonimo said...

Dimenticavo quasi Pralina, la sesta sorella Marx

http://superpralinix.splinder.com

4:20 PM  
Blogger hobbs said...

silvia: mozart piace tantissimo anche a me. e a questo punto credo che la parte finale si sia capita poco.. :) ma non importa. Ti auguro un anno sereno, che in questo momento della mia vita, mi pare la cosa più importante. spero di continuare a divertirmi e divertirti, scrivendo. due baci.

3:02 PM  
Blogger hobbs said...

pralina: sei fuori :) BUON ANNO.

3:04 PM  

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