venerdì, novembre 09, 2007

hardboiled



“non solo non siamo quello che crediamo di essere, ma nel self service all’angolo sono finiti gli gnocchi...”

Peter P.
Mr. P.P. entrò nel mio ufficio un pomeriggio di luglio mentre oliavo la mia scacciacani. Era un bambino col ginocchio valgo, alto come un chihuahua ed aveva una strana voce glabra “Voglio assumerla, ho bisogno del suo aiuto Mr. Barlow” Gli spuntava un ciuffo ossigenato da sotto un berretto con l’elica mentre leccava una mela candita. “Ragazzino” dissi in bianco e nero e doppiato, “dovresti essere a scuola a mettere puntine da disegno sotto il culo della maestra, o a leggere i playboy di tuo padre nascosto nell’armadio” sorrise “è proprio questo il punto” rispose agitando uno yo yo, “io ho 55 anni, i capelli brizzolati e ho fatto la vasectomia per non avere per casa un moccioso che mi attacca le caccole sotto il tavolo, mi chiede soldi in continuazione, e poi, mia moglie deve amare solo me” si accese un sigaro “ Il problema, è che la gente mi vede così, tutti mi trattano come se avessi appena passato la fase anale, ma guardi la mia foto sulla patente” A parte il cappello con l’elica, era assolutamente irriconoscibile, capelli brizzolati, qualche ruga, baffi, insomma un uomo. “Mi sta dicendo che il mondo la vede come un bambino, mentre lei è un uomo?” “esatto” e si infilò un dito nel naso arrivando fino al gomito. “Credo che qualcuno mi abbia rubato l’anima, e lei deve ritrovarmela” Negli ultimi tempi i casi di furti di anime erano quasi triplicati, tempo addietro avevo ritrovato quella di un prete polacco a Las Vegas, mentre si sposava da sola con una bambola gonfiabile in una chiesetta al neon e a forma di culo, un peccatuccio che gli costò qualche ave maria, e la perdita dello sconto sulle ostie. Accettai il caso, 50 dollari al giorno più le spese. Il primo a cui rivolgersi era Don Vito Sollozzo, e al Cotton Club avevo qualcuno che poteva darmi una mano a contattarlo, Betty.

Glock
Glock faceva il buttafuori, era alto come un tirannosauro e aveva il cervello come un gheriglio. Era stato un grande pugile, aveva combattuto per il titolo, ma durante l'incontro con Rocky Ragusa detto “Mr. Ematoma” decise di non andare giù alla sesta ripresa come da accordi. Il Boss Salvatore Brazzi perse 150.000 $ e non la prese poi così bene, lo obbligò ad assistere alla prima del Faust al Metropolitan a stomaco vuoto, e dopo, senza pietà, un tizio mascherato di nero gli lesse tutto guerra e pace in una cabina telefonica, obbligandolo ad indossare degli slip di 6 taglie più piccole. Ma il colpo di grazia se lo diede da se, facendosi venire una ictus nel bel mezzo di un cruciverba. Adesso comunica a gesti e pronuncia il proprio nome solo con l'aiuto di un logopedista o se gli suggerite la soluzione al 4 orizzontale. Il segnale per entrare al Cotton Club era: bussare tre volte - pausa - fischietto - piroetta - e rispondere al grande quesito esistenziale “come curvare il tempo se avete sei mesi di vita?” la risposta era sempre la stessa dai tempi del proibizionismo “chinotto”.


Betty
Betty lavora al Cotton Club, ha il cervello di un topo muschiato nel corpo di una dea, e riesce a succhiare una palla da bowling con una cannuccia da coca cola. Queste, sono cose irresistibili per un uomo armato, e poi, è bionda. Betty mi ama, nel modo in cui si può amare qualcuno da dietro un bancone, a metà, ed io non ne capisco il perché. La prima volta che la vidi fu durante il terremoto del trentanove, era bellissima e terrorizzata, ancheggiava così tanto da sembrare ferma, per calmarla la schiaffeggiai per una buona mezz’ora, solamente dopo fu mia, era svenuta. Vederla mi faceva sempre un certo effetto, la Magnum 567 a tappo mi deformava la tasca, almeno quanto la mia protesi in lattice, 130 dollari in un sexy shop di Mansion Boulevard, in vetrina sembrano sempre più piccoli. Segno sul mio taccuino “ per il futuro, mai mettersi in competizione con qualcosa che ha stampato sopra - made in taiwan - e soprattutto che va a pila” Betty era stata la pupa di Vito Sollozzo detto “Don Bomba”, faceva la spogliarellista in un locale che si chiamava “Topica Profonda”. Lui si innamorò di lei durante un numero di streap tease con un pitone, Il pitone fece una muta sul palco e a Sollozzo venne un infarto. Gli chiesi se vedeva ancora Don Vito, “e tu?" rispose "vai ancora con le tue amanti da tassametro Max?” “amo solo te Betty, se solo tu non dessi tutta questa importanza alle dimensioni potremmo essere felici” “Il fatto è che nel tempo che passo a cercarlo, mi passa la voglia” Che donna, lei era l'unica in grado di mettermi in contatto con il boss, e dopo una breve telefonata sottovoce, mi passò un biglietto in un dolcetto della felicità scaduto, c'era scritto “ Cinodromo di Greenpark, sabato ore 10,00. Noi invece ci vediamo venerdì sera, porta il costume da uomo...”.

continua...

17 Comments:

Anonymous Anonimo said...

rieccoti nella veste che indossavi agli inizi di questa esperienza...
davvero esilarante....aspetto il seguito......
baci
Alpan

2:46 PM  
Anonymous cecia said...

c'è nebbia, idranti e fox trott in lontananza.
Passame d'accende va'.

2:56 PM  
Blogger pfp said...

come avevamo previsto sto ancora ridendo
pf

4:52 PM  
Anonymous freesia said...

è quando leggo queste cose che mi dico, ma un libro quando?
per me sei unico. ma unico unico eh.
solo la battuta di betty vale anche due giorni di attesa per il seguito (ovviamente sto scherzando).

5:42 PM  
Blogger hobbs said...

alpan: era li da un po, era ora che lo tirassi fuori dal cassetto...:)

cecia: adoro il fox trott, e il bianco e nero come ti sembra?

pfp: sei di parola te, e pure io...

freesia: prima del libro devo vincere un nobel per la pazienza...

6:33 PM  
Anonymous ce said...

più bianco, sempre meno nero.

11:13 AM  
Blogger hobbs said...

ce: dici che è un bene?...

1:12 PM  
Anonymous amoilmare said...

mi sa il mondo non vede mai le cose per quelle che sono realmente.
davvero bello hobbs, come sempre.
un abbraccio

10:32 AM  
Blogger hobbs said...

amoilmare: credo che il nodo sia, non tanto come ci vede il mondo, quanto piuttosto come ci vediamo noi. E' un gioco di specchi...

11:15 AM  
Anonymous fotoreportress said...

"chinotto" perché erano ad Harlem, fossero stati in un locale per bianchi avrebbero detto "coca-cola"?

2:53 PM  
Blogger hobbs said...

reportress: o ancora peggio, Pepsi...

2:58 PM  
Anonymous Anonimo said...

manca solo un elemento per rendere il tutto piu' realistico... un bel pezzo di carne fumante, tenuta calda da una bella pietra ollare rovente, servita direttamente da betty, che pero' non e' bionda, ma castana... ma forse tu preferisci un cheeseburger? comunque, aspetto il seguito anche io, davanti ad un bel pezzo di carne fumante... del resto, dalla mia parte la pietra ollare e' sempre piu' calda, meglio no?

2:22 AM  
Anonymous amoilmare said...

Jane Birkin disse che si vedeva bella attraverso gli occhi degli uomini che amava.
Ho deciso di specchiarmi solo negli occhi delle persone amo.

9:04 AM  
Blogger hobbs said...

anonimo: però l'ultima volta ho preso il "pezzo" anche se la pietra non era un granchè. In un altra vita devo essere stato un carnivoro, o almeno un macellaio :)

amoilmare: dunque hai uno specchio, mi pare un ottimo inizio, anche per una storia...

9:30 AM  
Anonymous amelia said...

bang, bang. e spiffero di luce e labbra carnose e un neo. c'era una volta in america e adesso è qui.

9:36 PM  
Anonymous amelia said...

dimenticavo: io voglio essere te.

2:23 PM  
Blogger hobbs said...

amelia: è il mio film preferito quello...(*)

12:04 PM  

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