venerdì, luglio 02, 2010

chi ha tempo non aspetti tenco


Franco Matticchio

Potevo buttare le braccia al collo della bottiglia e ballare vestito di bianco pestandoti i piedi, spiarti dal buco nelle mutande per sapere a quali fianchi giuravi domani, sentire le tue bestemmie di rossetto persino. Potevo guardarti dare via quello che era mio con il primo venuto, anche solo per sapere a che prezzo c'è il resto nel palmo. Potevo sentire con la lingua il nero sotto le unghie, il tempo di legno oscuro passato a grattare la tua porta, a pisciare di contentezza sul tuo zerbino, cagna da riporto. Potevo guardarti darmi le spalle o rubarti la schiena con il passo di chi non ha fretta, sostenere il tuo sguardo come un esame, basso e sporco come le tue labiali nel mio petto. Potevo sputare nel piatto dove mangi, per vederti grata della mia infedeltà, e sentirti parlare con loro e dire non lo amo, ma fa compagnia. Potevo dirti vedrai vedrai, e morderti la nuca mentre facevi il verso all'amore con il culo in alto, e venendo in francese. Potevo, si, potevo. Ma mi sono innamorato di me, perché non avevo niente da dare.

35 Comments:

Anonymous aitan said...

Che racconto triste e solitario (soprattutto nel final...)!

6:15 PM  
Anonymous e.l.e.n.a. said...

in certi casi non è poi così lontano dal vero.

8:27 PM  
Anonymous Anonimo said...

Più passa più lo perdi, il tempo. Peccato che non sia infinito, sopratutto se la vita ci piace di più quando siamo vicini...
Un bacio
Asia

10:01 PM  
Anonymous Anonimo said...

giuri che ormai sei rimasto deluso,
che non crederai più all'amore.
Poi una sera uno sguardo ti dice qualcosa e sei fuori dal mondo.

10:39 AM  
Blogger Mrs Quentin Tarantella said...

ehhh...butto indietro i lembi di quest'atmosfera grigia e tagliente che mi si è appiccicata addosso, parola-dopo-parola. La butto indietro come uno scialle fuori posto, in un mezzodì di fuoco in perfetto stile ambrosiano. Tra poco scivolerà via e tornerò a dirmi che forse-sì-ci-si-può-incontrare-e-riconoscere, così all'improvviso, scompaginando il muro delle delusioni e incomprensioni e amarsi.



PS: bleaahhh...che stucchevole...(ti autorizzo a censurarmi) ;-)
PS2: l'unica cosa che mi piaceva di FB era leggerti e leggere Aitan ma davvero FB non è roba-per-me...Però ci sono! :-)

11:25 AM  
Blogger Lila said...

innamorarsi si sé...magari è il primo passo.
Solo se ami te stesso, infatti puoi amare. Ma forse ci vuole ancora un po' di tempo.

5:45 AM  
Blogger hobbs said...

aitan: e l'eroe se ne va verso il tramonto (di cartapesta...)

elena: non me ne parli, signora mia...

tarantella: è la consapevolezza della precarierietà, della buffabomba a tempo che c'è nelle cose. filo rosso o filo blu? io taglio sempre il primo, sempre...

p.s.
facebook in effetti è una cagata pazzesca, sono mesi che vado millantando la sua chiusura,
ma è quasi come dire che smetterò di leggere "chi" dalla parrucchiera. e io dalla parrucchiera nemmeno ci vado, per dire... :)

2:35 PM  
Blogger hobbs said...

asia: hai ragione non è infinito, nessuna cosa lo è. Per questo le cose cambiano.

anonimo: a volte si vuole vedere quello che si desidera (quasi sempre in verità) Le aspettative sono come il sole di mezzogiorno, quasi sempre un abbaglio.

lila: è che certe volte guardarsi dentro è assai meno doloroso che guardare fuori...

p.s.
ma è vero che fai le "pieghe" con la moto come casey stoner?...:)

2:43 PM  
Anonymous rita said...

Ci sento dentro, oltre a Tenco, De André, ma soprattutto te.

3:40 PM  
Blogger hobbs said...

rita: onorato per gli accostamenti, e per la tua presenza qui, come sempre...e si, forse mi somiglia più di altri.

8:10 PM  
Blogger hobbs said...

asia: questa non è una bacheca pubblica ma un blog di racconti. polemiche e riferimenti personali o diretti, puoi destinarli ad altre sedi, immagino capirai...

8:11 PM  
Blogger Lila said...

atro che! anzi meglio... si può dire che Stoner abbia imparato da me.
:)

a guardarsi dentro si vedono delle cose infinite: paesaggi sconfinati, si, ma anche dolore e paura. A me sembra che sia lo stesso di fuori, ma è più 'agibile' perchè mi sa che si può anche cambiare qualcosa..

5:57 AM  
Anonymous Anonimo said...

ho avuto un lapsus, leggendo questo post. ho letto TE al posto di ME :D, voglio fortemente un post con lieto fine, quello dove l'amore trionfa e dove il protagonista si innamora.
Voglio il " vissero felici e contenti"
Mi piace la tua attenzione al particolare, i tuoi accostamenti onirici (bestemmie di rossetto).
Il tempo è una gran fregatura... lui passa passa e tu nn puoi farci niente, e anche se provi a rincorrerlo lui è sempre un pezzo avanti a te.
E poi, ci sn certe persone che dovrebbero assumersi il diritto di INNAMORARSI, perchè hanno molto, da dare.
un bacio dalla rompiscatole
Niobe

2:06 PM  
Anonymous Anonimo said...

c'era una volta un gatto che abitava in una vecchia soffitta, con un lucernario pieno di stelle. era molto geloso del suo tempo che passava pigro. trascorreva le sue giornate ad osservare dalla finestra, la vita scorrere lì sotto.
al piano terra del suo palazzo c'era il laboratorio di una pittrice, con le pareti velate ad acquerello e il soffitto viola. la prima volta che la vide arrivare, con le sue unghiette sporche di colore, la sua aria svagata, ne fu molto incuriosito. la trovava una strana creatura. decise che valeva la pena averla intorno e si affacciò a guardare dalla sua parte. lei lo prese in braccio, lo guardò negli occhi e iniziò a fargli le fusa.
ogni tanto il gatto amava scendere dalla pittrice e sdraiarsi vicino a lei, sonnecchiare mentre dipingeva e ascoltare i racconti delle mille persone che la andavano a trovare. se ne stava lì facendo finta di non sapere niente: capiva tutto, ma non lo faceva pesare. ogni volta che si infastidiva, guardava la pittrice e se ne andava, con aria indifferente. non era certo un gatto da compagnia, non chiedeva le carezze, ma sapeva farsi capire. sapeva farsi amare.
un giorno la pittrice morì, e le sue ceneri vennero spatolate sulle pareti del laboratorio. il gatto continuò ad andare ad osservare il mondo da lì, beato della pace di quel luogo.

1:17 AM  
Blogger hobbs said...

lila: si, fuori a confronto è quasi un gioco. come spostare i mobili di una stanza, o ridipingere le pareti...

p.s.
tifo stoner (e la ducati) :)

10:19 AM  
Blogger hobbs said...

niobe: ora che mi ci fai pensare, non credo che sia mai stato scritto un lieto fine qui dentro. dovrei provarci, hai visto mai...

sono troppo egoista per dare, lo sono sempre stato, e la cosa divertente è che se qualcuno prova a prendere, mi incazzo pure... :))

10:29 AM  
Blogger hobbs said...

anonimo/a: comincia come un pezzo di Gino Paoli e finisce come una canzone di Jaques Brel, ci preoccupiamo?

10:33 AM  
Anonymous Anonimo said...

ce ne sono cinque di pezzi di Gino Paoli lì dentro.
qual'è la canzone di Jaques Brel?

10:38 AM  
Anonymous Anonimo said...

http://www.youtube.com/watch?v=Ralx8TsAdL4

;)

10:52 AM  
Blogger hobbs said...

anonimo: non c'è, sembra.

11:10 AM  
Blogger Lila said...

"sono troppo egoista per dare, lo sono sempre stato, e la cosa divertente è che se qualcuno prova a prendere, mi incazzo pure... :)) "
:o ehi, ma non credi d'aver sofferto abbastanza?anche io, come Niobe, vorrei leggere un lieto fine. Ma chissà, forse sarebbe così bello che dopo non potresti scrivere altro.

qualche post fa ho pubblicato una poesia che ha una fine ispirata (al contrario)da una cosa che ho letto sul tuo profilo pubblico di FB. La fine. Il resto era roba che dovevo e devo fare per me. Non dare, se non vuoi, ma prendi. A volte se ne ha davvero il diritto. Il resto vien da sè :)

p.s. visto il mio tifo contrario, con tendenza alla gufaggine, cercherò di non tifare mai per Stoner, per farti un favore!

5:31 AM  
Anonymous Silvia said...

Ecco che ti ritrovo, come sempre. Puntuale come un orologio di marca, disincantato e triste, tagliente e consapevole. Un uomo da amare non c'è dubbio.

8:11 PM  
Anonymous albafucens said...

un'atmosfera che lascia un po' di amaro..
ma splendidamente raccontata e non direi proprio che non hai niente da dare :)
guarda che sei capace di tirare fuori..
e come sai plasmare le parole
un caro saluto

9:54 PM  
Blogger hobbs said...

lila: ho provato sai, a prendere. ma hai sempre la sensazione che non ci sia mai un equo scambio, qualcuno rompe sempre il mutuo patto silenzioso che dice "non si va da nessuna parte, qui".

p.s.
Biaggi, forse, vincerà il mondiale superbike. mi toccherà comprare una maglietta con il numero 3. non mi gufare... :)

3:03 PM  
Blogger hobbs said...

silvia: ma quanti ne hai letti? :)
bentornata, mi mancavi.

albafucens:grazie, ma, il tuo blog? che fine ha fatto?...

3:06 PM  
Anonymous harvey said...

è
una
poesia.

11:22 AM  
Blogger Lila said...

per la superbike...mi manterrò equanime, senza nemmeno i soliti "vinca il migliore. Vediamo se funziona.
Per il resto.. non ho capito bene. Il patto è di non andae da nessuna parte? io non potrei tollerarlo.. mi piace sempre andare altrove..ma tant'è.
Spesso le bilance sono tarate male. Questo fa girare le ruote, per chi viaggia ;-)

7:58 PM  
Anonymous Anonimo said...

La tua è solo codardia spacciata per:
disillusione. disincanto. orgoglio.

Fa male vedere/leggere persone di talento come te che scelgono di interpretare un ruolo a vita piuttosto che mettersi in gioco sul serio.
Peccato, davvero.

7:56 PM  
Blogger hobbs said...

lila: si, in effetti sono stato un tantinello crpitico. diciamo che certe cose dovrebbero essere chiare sin da subito, indipendententemente dalla direzione desiderata. la cosa peggiore, sono le recriminazioni postume, e le ipocrisie. chi tace i propri desideri e le proprie aspettative si toglie da solo il diritto a qualsiasi lamentela. ma la coerenza non è di questo mondo, figuriamoci nei sentimenti.

8:13 PM  
Blogger hobbs said...

anonimo/a: le ricordo che stiamo commentando una poesiola, con tutti i limiti e le differenze connesse al pover'uomo che l'ha scritta, differenze di cui per altro la invito affettuosamente a tener conto. per quanto riguarda la codardia, ammetto che nella mia vita qualche volta lo sono stato, insieme ad altre due o tre cosucce di cui non vado propriamente fiero, ma tant'è. nel suo caso non capisco a cosa si riferisce, e cosa c'entri in questo contesto il mio (presunto) talento. So per certo che non recito, perchè non faccio mai, quello che non voglio fare. a meno che non si tratti di far ridere chi amo, ma quello è puro gioco e la maschere dell'amore sono tenute su col naso, e poco più. ora le questioni sono due: lei non mi conosce, e allora la perdono per la mancanza di garbo e la superficialità del giudizio,che in questo contesto mediatico sono peccati assolutamente trascurabili. Oppure lei mi conosce, e allora la codardia è terreno che le è ben noto, visto che non ha avuto nemmeno il coraggio e il rispetto che si deve a chi è destinatario di parole tanto sgradevoli, rispetto che avrebbe dovuto riservarmi, firmandosi. e in questo secondo caso non la perdonerei. a presto.

8:31 PM  
Blogger hobbs said...

harvey: e davanti a te, che di poesia sei fatta, mi inchino. sempre.

8:32 PM  
Blogger federica said...

ci sono troppi anonimi a questa tavola ;)
le acque si confondono e le parole che non avevano bisogno di un nome si sommano a polemiche a me sconosciute.
fede

8:44 PM  
Blogger hobbs said...

federica: ci sono anonimi e anonimi, e alle tavole, sarebbe sepre bene essere prima invitati :)

9:25 PM  
Anonymous Anonimo said...

Abbandonarsi alla disillusione delle tue parole è dannatamente sublime. Tutte le volte.
(Rieccheggia un lontano Giacomo: "..e il naufragar m'è dolce in questo mare..")
Gabriela

10:48 PM  
Blogger hobbs said...

gabriela: come ogni volta, grazie...

9:51 PM  

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