venerdì, febbraio 24, 2017

[match point]











“Nel tennis, chiedere scusa dovrebbe essere considerato contro il regolamento” 
(J. Mc.Enroe)


Piove zafferano, da ore. Questo cambia non poco la percezione delle cose, questa dominante rossastra sembra pioggia acida e invece è solo lo stabilimento dei fratelli Zanatta che è saltato in aria dopo un guasto elettrico.

Un tizio alla televisione rassicura sulla scarsa tossicità dello zafferano, ma mette in guardia sul reale rischio di un aumento esponenziale del numero di risotti nei prossimi dieci anni, con tutti i rischi del caso, colesterolo compreso. Una fila ininterrotta di macchine sfila lentamente verso la campagna e le città più vicine dove stanno allestendo centri accoglienza improvvisati in scuole e palestre. 


Stanno evacuando 12.000 persone, in strada ci sono solo impronte di piedi e di copertoni su un manto di velluto lungo chilometri, sembra Pompei, una cipria sottilissima entra senza sforzo dagli interstizi delle finestre chiuse, nelle grate degli aeratori, arrivando al naso e viaggiando fino ai polmoni togliendo il respiro e seccando la gola e la bocca. Attraverso il parco, su una panchina ci sono due ragazzi abbracciati, sembrano non essersi accorti di niente -beati loro- penso. Trovo la statua purpurea della signora Laudisio con annesso carrello della spesa proprio davanti al parcheggio del centro commerciale Il Girasole. Dal fitto strato di zafferano pietrificato sbucano solo gli occhi, fissi e terrorizzati, due lacrime scendono verso i lati della bocca, prima di seccarsi sulle guance rosse e fangose. Da qualche parte, dentro quel sarcofago porpora una voce dice che non trova l’euro per il carrello, gliene lascio uno in mano.

Ti chiamo da una cabina, soffio la polvere dai tasti e lascio impronte digitali su ogni numero. Dopo il “Pronto” quasi senza respiro ti dico qualcosa che comincia con “mi dispiace” e va avanti per un po’. La tua voce ovattata risponde qualcosa frignando, coperta da una sirena dei vigili del fuoco. Da fuori, dovreste vedere la cabina e noi coperti di polvere, dovreste vedermi anche muovere la bocca. Sto dicendo cose scontate, cose che potreste immaginarvi senza sforzo, facilmente. Un tentativo di chiudere la partita uscendone pulito, la ricerca di un punto vincente. Attacco, proprio mentre un uccello viene a sbattere contro il vetro. 

Una voce registrata consiglia la conserva in offerta al reparto alimentari con roba jazz in sottofondo. Salgo le scale mobili del centro commerciale deserto fino al parcheggio sul tetto. Quando la porta si apre vedo solo un enorme campo da tennis, una distesa immensa di terra battuta a perdita d’occhio, per chilometri. Ed è proprio ora, così, mentre ti penso, che provo solo l’irresistibile bisogno di giocare un rovescio lungo linea.

2 Comments:

Blogger amanda said...

C'erano già i centri commerciali ai tempi delle cabine? È un po' il mattino dell'11 settembre versione Wimbledon

6:00 PM  
Anonymous e.l.e.n.a. said...

da rosso pompeiano a giallo zafferano ...
senza nessuna estinzione però ...

io sarei fra quelle che abbonderebbe di risotti e non mi sentirei affatto sciocca.

6:17 PM  

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